LO SPIRITO DI UTILITÀ SECONDO ENZO MARI PER IL FRESCO VINCITORE DEL COMPASSO D’ORO ALLA CARRIERA, IN UNO SCENARIO ATTUALE SENZA NOVITÀ, GLI OGGETTI DEVONO ESSERE PRATICI E NON PASSARE DI MODA
Settantanove anni, 4 Compassi d’Oro e più di 1.500 oggetti di design realizzati nella sua carriera di designer. Qualcuno lo ha definito ‘la coscienza di tutti noi, la coscienza dei designer’. Enzo Mari è un teorico della progettazione industriale con l’etica come obiettivo del progetto. L’aspetto funzionale degli oggetti, l’efficienza delle prestazioni, la ricerca in campo di materiali e lavorazioni sono i suoi principi base. Dopo la formazione all’Accademia di Brera inizia un progetto di ricerca che spazia dagli studi sulla percezione visiva (è tra gli esponenti dell’Arte Programmata e Cinetica), alla grafica e all’architettura. Contemporaneamente si dedica all’attività nascente del disegno industriale, presentando il suo primo progetto al brand Danese nel 1957. Un’attività di ricerca e progettazione per cui gli sono stati conferiti vari premi, tra i quali, i Compasso d’Oro: nel 1967 per le ricerche individuali di design, nel 1979 per la sedia Delfina di Driade, nel 1987 per la sedia Tonietta di Zanotta e nel 2011 per il tavolo Legato di Driade. Nel corso degli anni ha svolto corsi di insegnamento presso diverse università europee. Ha partecipato alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e realizzato diverse mostre. Le sue opere sono esposte nei principali musei di arte e design del mondo, tra cui il MoMa di New York e il Musée du Louvre di Parigi. Enzo Mari riceve, inoltre, il Compasso d’Oro alla carriera nel 2011.
SGUARDO ACUTO E AUSTERO
Ho conosciuto Enzo Mari alla fine del 2009 in occasione di una foto di gruppo che abbiamo realizzato, assieme ad altri designer di fama internazionale. Mi è rimasto impresso il suo sguardo acuto, il suo modo di essere un po’ austero, un insieme, però, che emanava una grande capacità intellettiva. Ho sempre ammirato la traduzione in prodotto del suo pensiero creativo, essenziale, minimale e concretamente funzionale. Ciò che viene definito, seppur con vari distinguo, design puro. Sempre molto critico verso il design contemporaneo e i designer, Enzo Mari in un intervista di Vittorio Zincone nell’aprile 2011 disse: “Per me il vero design è di chi produce, non di chi compra”, con questo pensiero egli sintetizza un modo chiaro di vedere il design come percorso che parte da una filosofia di fondo del progettista, il quale incontra l’artigiano-industriale produttore disponibile a condividere una strada comune. “Da trent’anni si producono oggetti di design che hanno l’unico scopo e caratteristica di sembrare diversi uno dall’altro. Nulla di nuovo. Io ho sempre messo alla base della mia ricerca la bellezza della forma. E l’idea di standard. Oggetti che vadano bene per tutti, anche per chi li fabbrica, e che non passeranno mai di moda”.
Queste sue parole spiegano pienamente il suo modo di concepire il design e da questo sono nate opere che vivono da moltissimi anni nelle nostre case proprio perché non seguono una moda, né la fanno: sono semplicemente oggetti nei quali l’amore per il design, e quindi per il prodotto, è l’unica ragione per la quale sono stati creati.
DEMOCRAZIA PROGETTUALE
“Tutti gli uomini – dice Mari - hanno la capacità di progettare. E tutti nascono uguali. Per questo affermo che la differenza fra me e chiunque altro è minima, non più di un 5 per cento fatto di metodologie e conoscenze tecniche, che non ho imparato dai libri o dai manuali, ma strada facendo, coerentemente alle ragioni dell’anima”.
Per Mari: “Il design è fatto da due progettisti, uno è il designer, l’altro l’imprenditore. Quest’ultimo fa il vero progetto: decide l’investimento, decide di fare un oggetto, piuttosto che un altro, la qualità, il pubblico. Solo alla fine chiama il designer, scegliendolo perché ama usare certi colori o certi materiali”.
È uscito un libro biografia su Enzo Mari edito da Mondadori della collana Strade Blu Saggistica dal titolo “25 modi per piantare un chiodo”. Carriera e vita in 16 capitoli nel quale si possono trovare parabole e disegni, piccoli schizzi, intervallano le pagine scritte con la mano del progettista: parole che disegnano una vita, a volte spese in modo ironico a volte critico, sempre e comunque permeate di rispetto per il lavoro e per lo spirito di utilità che il design, secondo Enzo Mari, dovrebbe avere prima di ogni altra cosa.
Prof. Fabio Di Bartolomei
Industrial &Interior Designer
Libero professionista,
già docente di design
presso la Facoltà di Architettura di Trieste
info@dibartolomei.com